Le loro case sono dipinte di un bianco latteo, il primo nutrimento, la purezza della non masticazione, ovvia per chi non ha che gengive. Ma i denti li hanno, non dico aguzzi come belve, sarebbe un inchinarmi a delle virtù di coraggio e oltraggio che, miserabili, non posseggono. E hanno tappeti persiani nell’ingresso e anche un sorriso di benvenuto per gli amichetti poveri dei loro ingordi figli.
Le loro case hanno giardini curati: piante inusuete, che per sopravvivere agli inverni del loro clima necessitano di serre e attenzioni. Non sopportano il crescere delle gramigne e dei fiori di campo portati da venti incostanti e contaminanti.
Benpensano, come solo la gente di un certo rango sa fare e riesce in qualche modo a farti apprezzare. Si, perché se li vedi, con le loro facce riuscite, gli abiti portati a caso e l’abilita’ di conversazione, il sorriso pronto, reattivo come pistola contro lama, ti viene voglia – ti viene inconsapevole la voglia – di ricalcarli, di mirare a, di faticare per diventare come loro.
E riescono ad addentrarsi in quelle pieghe dello spirito, inconsapevoli del tutto inconsapevoli, con una tale sicumera che c’è da chiedersi se invece della risposta di cortesia sarebbe opportuno aprirgli il cuore.
E riescono ad addentrarsi in quelle pieghe dello spirito, inconsapevoli del tutto inconsapevoli, con una tale sicumera che c’è da chiedersi se invece della risposta di cortesia sarebbe opportuno aprirgli il cuore.
Poi guardi i cestini dei rifiuti ben organizzati sulle terrazze e la carabina appesa vicino alla foto del nonno, pensi alla loro primogenita espatriata in altro stato che tenta l’ebrezza che questo agglomerato di fasci sensoriali garantisce a tutti, e finisce che rispondi a modo, senza incazzarti, e per sentirti per un attimo distaccato dalla loro inequivocabile umanita’, li immagini mentre pisciano e cagano dentro padelle sterilizzate in una singola camera di lusso della miglior clinica della citta’, o li immagini mentre scopano, che alla fine è lo stesso. Lì, in quegli atti, siamo gli stessi.
Ma quello che conta, da oggi e da sempre, non è principalemte il nostro pensiero su le mistioni di stili di vita che mi e ci circondano. Nel senso che bisogna fare tutto con buon senso, consci del cattivo senso che domina e registra le vite.
Ma quello che conta, da oggi e da sempre, non è il credere di avere ideali più alti del costruire il benessere economico per le due generazioni future, saremmo politici italiani altrimenti; e nemmeno la laurea in medicina o diritto civile ci può redimere dalla necessità di scavalcare le frontiere dell’empatico grido di vergogna che le scale sociali ancora ingessano.
E nulla, mai, a nessuno, raccoglitore di pomodori o notaio, badante o sindacalista, architetto o venditore ambulante, conta di più dell’insegnare il girotondo ai bambini.
Ma quello che conta, da oggi e da sempre, non è principalemte il nostro pensiero su le mistioni di stili di vita che mi e ci circondano. Nel senso che bisogna fare tutto con buon senso, consci del cattivo senso che domina e registra le vite.
Ma quello che conta, da oggi e da sempre, non è il credere di avere ideali più alti del costruire il benessere economico per le due generazioni future, saremmo politici italiani altrimenti; e nemmeno la laurea in medicina o diritto civile ci può redimere dalla necessità di scavalcare le frontiere dell’empatico grido di vergogna che le scale sociali ancora ingessano.
E nulla, mai, a nessuno, raccoglitore di pomodori o notaio, badante o sindacalista, architetto o venditore ambulante, conta di più dell’insegnare il girotondo ai bambini.
“Giro giro tondo,
casca il mondo
casca la terra
TUTTI giù per terra!”
2 commenti:
Chi sono loro?
Ottima domanda, ma ne avevi coscienza mentre la scrivevi. La risposta è personale, come è ovvio che sia. Lo scritto sopra non è che una chiacchierata frammista di stizza e conclusioni edulcorate, scaturita da episodi individuali troppo ravvicinati per contenere poi una rivolta.
In sintesi, loro sono quelle persone che dalla nascita sono riuscite in tutto, quelle che hanno attraversato momenti problematici ma avevano solide risorse- psicologiche, affettive e economiche - per affrontarli. Sono quelli che ammirano gli artisti pazzi, ma deridono i colleghi per gesti che non sono in grado di classificare come “normali”. Sono i pieni di cuore, i curiosi, i razzisti , gli “spaventati” dall’andare incontro a situazioni che possono destabilizzare tutto ciò che hanno costruito. Sono le beghine di paese, ma istruiti e socialmente dominanti. Loro sono quelli che vanno a teatro, applaudono un minuto dopo aver sbadigliato per un’ora. Loro sono “l’importante è esserci”. Sono persone incattivite da una societa' che li plasma a piacimento con ogni strumento.
Loro sono io alcuni giorni, non tutti. E potrei continuare. A gradire.
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