Se tutto ciò che riguarda i giovani, dai loro svaghi ai loro progetti viene sistematicamente castrato, se i settori dove le menti giovani e fervide si mettono alla prova nella ricerca vengono soffocati, se milioni di giovani vivono con un reddito da fame, non hanno una casa, e chiedono la "paghetta" a fine mese per le bollette, se milioni di giovani diventano la fonte di lucro principale dalle città universitarie ai settori dell'apprendistato, senza tuttavia trarre beneficio dallo spostamento di capitale che viene di conseguenza a generarsi, se le idee dei giovani sono folcrore, se la cultura dei giovani è intrisa di immaturità, leggerezza, manganellabili, non degne di serio ascolto, se l'intelligenza giovanile non rientra negli ambiti delle decisioni, se i migliori ruoli non spettano alla gioventù e se tuttavia si ha il coraggio di parlare di questa stessa gioventù come priva di ideali e di idee, come molle, assente, dispersa negli svaghi massacranti, incallitta nella bruttezza della perdizione, deperita, stanca, senza ambizioni, senza progetti, depressa, demotivata, fannullona, allora questo è odio. Io mi sento odiato dal mio stato ogni mattina in autobus diretto verso la mia immutabile condizione, e ogni sera a cena al suono di ogni parola del sottofondo dei telegiornali, e a ogni sguardo sospettoso delle pattuglie, mi sento odiato in quanto giovane quando miei coetanei mi raccontano di sfruttamento, di povertà, della sensazione di vuoto che tutto questo genera, quando sento il nulla dei discorsi dei partecipanti al potere. In tutto questo io mi sento perseguitato dal mio stato, mi sento un peso per la mia nazione.mercoledì 13 gennaio 2010
¿L'ODIO DELLO STATO di Roberto Cosenza?
Se tutto ciò che riguarda i giovani, dai loro svaghi ai loro progetti viene sistematicamente castrato, se i settori dove le menti giovani e fervide si mettono alla prova nella ricerca vengono soffocati, se milioni di giovani vivono con un reddito da fame, non hanno una casa, e chiedono la "paghetta" a fine mese per le bollette, se milioni di giovani diventano la fonte di lucro principale dalle città universitarie ai settori dell'apprendistato, senza tuttavia trarre beneficio dallo spostamento di capitale che viene di conseguenza a generarsi, se le idee dei giovani sono folcrore, se la cultura dei giovani è intrisa di immaturità, leggerezza, manganellabili, non degne di serio ascolto, se l'intelligenza giovanile non rientra negli ambiti delle decisioni, se i migliori ruoli non spettano alla gioventù e se tuttavia si ha il coraggio di parlare di questa stessa gioventù come priva di ideali e di idee, come molle, assente, dispersa negli svaghi massacranti, incallitta nella bruttezza della perdizione, deperita, stanca, senza ambizioni, senza progetti, depressa, demotivata, fannullona, allora questo è odio. Io mi sento odiato dal mio stato ogni mattina in autobus diretto verso la mia immutabile condizione, e ogni sera a cena al suono di ogni parola del sottofondo dei telegiornali, e a ogni sguardo sospettoso delle pattuglie, mi sento odiato in quanto giovane quando miei coetanei mi raccontano di sfruttamento, di povertà, della sensazione di vuoto che tutto questo genera, quando sento il nulla dei discorsi dei partecipanti al potere. In tutto questo io mi sento perseguitato dal mio stato, mi sento un peso per la mia nazione.
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8 commenti:
Te sei il primo colpevole perchè oltre che questo bel post accetti tutto questo inferno non meglio precisato chinando la testa di un millimetro di più in ogni mattino in attesa di non rientare più in quella astratta categoria definita "giovani" e passare dall'altra parte della barricata e prendere a pacche in testa questi maledetti "giovani" qualsiasi cosa siano, tipo il sesso degli angeli. "Giovani" che, non scordiamocelo mai, imbrattano continuamente i nostri muri con le loro belle frasine ineggianti alla rivoluzione.
Non sono una categoria i giovani. E parte dell'ecosistema terra, ma non significa niente.
Bel pensiero! Come se la maggior parte di ciò che siamo ci venisse impartito e non fosse conseguenza di scelte personali. Io sono un giovane contento che ha stima e speranza, sono un ottimista contento, voi infelici pessimisti patite pure la fame lamentandovi. Chi si lamenta del proprio stato, che venisse catapultato all'istante in un inferno chiamato mancanza di democrazia, che è quella cosa che ti permette di scrivere il tuo sinistra-pensiero in tutta libertà.
Wow che capacità interpretativa...
"La tua condizione dipende da te", c'è puzza di America...
E certo, io sono padre di mio padre, il nonno di mio nonno, ho più responsabilità di loro. Le generazioni non esistono, nessun ingordo vivendo sta mangiando le possibilità e le risorse dei suoi successori, non esiste niente, tutto è relativo, vero? Proprio con gli stereotipi si distrugge una generazione, di questo si sta parlando. Sopravvivere in questo paese con le proprie idee sta diventando faticoso (quando non pericoloso), portare avanti qualcosa senza leccare culi o chiedere favori è utopico. In questo posto da matti la normalità è utopica. Parlo di chi vuole fare, di chi ha idee, di chi ha ancora da vivere, di chi lotta ogni giorno, non di chi ha la strada spianata dal capitale del babbo o dalle amicizie del nonno. L'errore grave di questo post è che dimentica il più grande stereotipo di tutti, e cioè il dire facile che chi è in una condizione se lo merita, è immobile, arreso, e via dicendo, piccolo dire polemico di moda di una classe che in questi anni si sta ritagliando un bel potere. Ma guarda caso tutti quei giovani (quel "sesso degli angeli" che inizia a entrare nel mondo del lavoro, nella società ecc) che ha risorse intellettuali (e purtroppo solo quelle, ma che vuoi, per ora la natura in questo senso non siamo ancora riusciti a modificarla) ha ben altro futuro al di fuori di questo lugubre paese. Eppure le imprese esistono anche all'estero, ma noi bisogna avere sempre la sensazione che nel resto del mondo siano illuminati o pazzi ad investire in qualcosa che apparentemente non è fruttuoso: il cervello.
A me sembra assurdo sentire affermazioni come "i giovani non sono una categoria". In che senso non lo siamo o siamo stati? Esistono servizi per i giovani, concorsi, determinati segmenti lavorativi, luoghi aggregativi; i partiti ad ogni turno elettivo si forgiano di questo bel emblema che è il coinvolgimento dei giovani. Quindi affermare che sono il sesso degli angeli mi pare eccessivo.
Comunque è inequivocabile che esistono particolari caratteristiche psicologiche che ci ( ora io a 30 anni con figlio mi ritengo gia' un passo oltre la soglia) definiscono. Sono i sogni forse? Il voler divenire ancora "altro"?
Comuqnue si, ci sono giovani che zozzano i muri, altri che si menano, molti guidano ubriachi, aleggianti di un'immortalita' che sconfina oltre l'adolescenza e che la mancanza di responsabilita' a cui spesso siamo costretti, per scelta o perchè non se ne possono avere, certo non aiuta a concretizzarsi nella societa'.
Certo che molto di quello che siamo (o saranno) lo dobbiamo all'impianto morale della societa', dalla grande struttura stato, alla cellula famiglia. Un'analisi più approfondita e sincera personale non sarebbe sgradita.
In realtà, l'odio dello stato inizia a fomentare da giovani, a crescere dentro, andando contro tutto quello che ci circonda e dando sfogo alla libertà e all'intelligenza, prima di trovarci di fronte alla rassegnazione.
Forse è qui che si diventa adulti!
Il rispetto è ben altra cosa.
Rafael
p.s. nelle diverse risposte nessuno ha lasciato la propria firma. Forse qualcuno si sta lasciando andare verso la ressegnazione?
il commento sopra il tuo Rafael, è mio. Mamma trentenne, indizi inequivocabili !
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