sabato 2 gennaio 2010

Resistenza intellettuale/appello all'intelligenza internazionale





Tutto è fermo, qualcosa muovendosi arranca. Ancora una volta la curva della storia scende verso il basso, e il mondo si piega nel silenzio e si imbrunisce. Menti vecchie e stanche, o voci ancora vive tra le nebbie basse e gravi chiamano altri uomini. Ma c'è silenzio.
Noi proviamo un peso, una pesante sensazione nel corpo, in tutti i suoi tessuti, sentiamo l'aria fuligginosa. Non vediamo il motivo della morte, dello sforzo, del sacrificio degli antenati. Ancora tutto si ferma nel vile silenzio, nella noiosa statica.
L'uomo è svilito, la donna usata, il corpo volgare, la vita disumanizzata, tutto si mercifica. Ogni cosa diviene prodotto, ogni cosa spenta all'ombra del mercato.
Noi ci ribelliamo alla schiavizzazione dell'uomo, della vita, al suo appiattimento, al suo svuotamento, al suo annullarsi, alla furia suicida dei suoi cannibali, alla furia suicida dei suoi complici, all'imbruttirsi dei suoi gesti migliori.
In questo buio, in questa desolazione, dall'aridità, noi chiamiamo l'intelligenza, la chiamiamo alla resistenza. Noi chiediamo alle menti ancora vive di muoversi, di fare ancora una mossa: di rivivere.
Non siamo i primi, nè saremo gli ultimi a urlare all'appiattimento, alla conformazione, alla svendita, ma noi invochiamo uno spostamento.
La plumbea sensazione di impedimento, di incapacità, di paralisi, è disciolta nell'aria e vaporizza come un veleno. Eppure qusta è stata la giustificazione all'annientante presente, alla realtà avvilente, alla bellezza avvizzita.
Ogni giorno ci vengono ripetuti cantilenosi canti d'amore, di una speranza incapace di uscire dalle parole che la chiamano, ci viene raccontata una bellezza della vita invisibile al di fuori delle finzioni proiettate su tutta l'estensione geografica delle nostre democrazie e del nostro benessere. Ogni singolo giorno ci viene scaricata addosso una normalità che portiamo come si porta un vestito alla moda: senza un reale motivo. Vediamo meccanicamente sorrisi, buoni sentimenti, ottime parole legate da nitida logica, e tutti gli operai di questa inarrestabile falsa narrazione indaffarati ogni minuto sorridono, ridono, ci prendono per mano, ci abbracciano, ci baciano, cantano e suonano per noi. Fiction, romanzi, riviste, parole a miliardi per narrare il nulla.
L'altra faccia, il terrore, è venuto come sempre per cavalcare il buio della storia. Ignorare, diffidare, scacciare, morire: parole per pronunciare l'oscurità dei tempi.
Avere paura e mangiare, nelle case, la calma del nulla.
Morfina per asportare chirugicamente la nostra ragione.
Nelle zone buie mostri assonnati marciano al silenzio, salutano l'angoscia, e continuano a fecondare.

Da Firenze lanciamo un appello all'Intelligenza internazionale, a tutti quegli uomini e donne che fanno dello spirito critico la guida della propria esistenza.

Gli autori riuniti intorno alla rivista "Il Malpensante" e all'associazione "Allerta Permanente"

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