Firenze, 5 marzo, Teatro Puccini, Expanded Paper, Il Malpensante. Queste parole per settimane sono state legate da un lavoro intenso. Queste parole indicano qualcosa di più che luoghi e tempi di un evento. Tutto l'impegno di questi anni è culminato in una serata che segna un primo obiettivo. Nel foyer affollato abbiamo condiviso un progetto e i suoi risultati. Il terzo numero è nato, la mostra è aperta, e Il Malpensante dimostra che credere in un progetto di editoria e cultura diverso non è vano. Una folla si è radunata per vedere, sentire, sapere, condividere, partecipare, sostenere.

In una città che spesso viene descritta come apatica, chiusa alla novità, statica, rifugiata nel suo passato, tornano una riviste d'arte e di impegno intellettuale. Nascono delle pagine di ragione, di arte e letteratura sanguigne, ansiose di discussione, di novità. Ma non parliamo della novità che si spegne in un'altra, e così a catena, proprio nell'abisso del consumo, ma parliamo del desiderio di concepire un nuovo in grado di costruire: torna l'analisi, la critica, il desiderio di realtà, di cultura civile, di cultura onesta e non artificiale, appassionata. Lontano dall'evasione, dall'illusione, dalla retorica, dal nulla del consumo, dell'intrattenimento, a Firenze c'è sperimentazione, e c'è al di là dei riconoscimenti: fermenta e non chiede autorizzazioni per crescere. Nell'impero estetico, formale, nelle pianure concettuali, nella linearità del fruire e del discutere, cambia il modo di concepire la cultura e il suo ruolo, uno spostamento dei significati della letteratura e dell'arte, delle loro tematiche, una riscoperta delle parole, e dei metodi della diffusione della cultura. In questo senso la sperimentazione investe i supporti stessi, eletti al trasposto del materiale e dei significati. Una rivista gratuita, sostenuta da associati che finanziano un progetto che permette a loro stessi di pubblicare e ad altri artisti di essere conosciuti. In tutto questo lettori, autori, artisti, contribuiscono insieme a una stessa causa: diffondere cultura libera, di alto livello, nuova, onesta, senza influenze di mercato, che discuta di vita, assetata d'intelligenza. Nella libertà espressiva non può che proliferare il genio. Tutto questo in modo universalmente accessibile.
La serata ci ha dimostrato che il progetto è possibile, che è possibile cambiare rotta, che è possibile tornare a dare vitalità alla cultura, tornare a concepire l'arte non più come un prodotto o come mezzo di intrattenimento o peggio ancora di svago.
Questo ci incoraggia a pensare la cultura come il carburante del progresso, umano e sociale, come luogo eletto alla crescità, alla scoperta, allo scambio.
Ringrazio tutti per la partecipazione, compresi coloro che non c'erano ma avrebbero voluto esserci, il nostro direttore Alessandro Michelucci per il suo intervento, Ilaria Buselli per aver diretto e curato la mostra, il gruppo per aver lavorato alla realizzazione, il Teatro Puccini e Pietro Carafa per averci ospitati ed averci dato questa possibilità.
Ringrazio infine la ragione per averci ispirati.
nella foto: Alessandro Michelucci durante il suo intervento
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