Qualcuno è scomparso... due detective si dirigono su un'isola per seguire il caso di una detenuta fuggita da un manicomio criminale situato su un isola, il cui unico punto di ingresso è un piccolo molo. Durante le indagini si imbattono nella reticenza (vera o presuna) del personale dell'isola e nei loro personali fantasmi. Perché il vero velo scuro è quello che si trova sulla psiche del protagonista, poiché l'indagine sulla detenuta, anzi paziente, diventa la ricerca dell'assassino della moglie e poi la ricerca della verità sul carcere (o manicomio).
Scorsese gira un film cupissimo, metafora del senso di colpa e degli incubi di una nazione; la storia si dipana tra ricordi della seconda guerra mondiale, psichiatri che forse potrebbero essere nazisti e prigionieri presenti sull'isola e ufficialmente detenuti in un altro penitenziario. Due sono le figure cui ruota tutto il film: Teddy Daniels (Leonardo di Caprio), detective reduce della seconda guerra mondiale che apparentemente cerca la detenuta ed in realtà indaga su ben altro, e John Cawley (Ben Kingsley), psichiatra convinto della necessità di guarire i pazienti, ma per qualche motivo determinato ad ostacolare le indagini.
Il rapporto fra i due, durante il film, si dipana a partire dal ritrovamento di uno strano biglietto (La regola del 4 / Chi è 67) che scatena la tensione tra la ossessiva ricerca del detective e l'ammonimento costante dello psichiatra della latente e costante capacità di violenza del detective. Finché il detective non arriva al famigerato padiglione tre, quello dei detenuti più pericolosi, e inizia a dubitare sulla possibilità di andare via dall'isola.
In quel momento, il film cambia rotta, e prende un tema tanto incendiario da maneggiare quanto carico di significato: le menzogne che ci raccontiamo per accettare, non solo le nostre colpe, ma anche le colpe degli altri. Il bisogno di raccontarsi quello che si vorrebbe sentirsi dire dagli altri, ed il modo di (auto)assolversi. Le (ri)costruzioni mentali diventano la metafora della (ri)scrittura della (propria) storia per depurarla da errori e fallimenti possibile perché, in qualche modo, ogni uomo è un isola.

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