domenica 4 aprile 2010

¿IL MALPENSANTE INTERVISTA SILVIA NOFERI, VINCITRICE DE PREMIO CELESTE 2009 PER LA SEZIONE FOTO & GRAFICA DIGITALE di Sara Buselli?





"I miei scatti sono un' occhio che si apre da quel confine e da quel confine si spalanca un mondo ALTRO, nel quale originalità è al tempo stesso Bizzarria, verità primigenia, IDEA platonica. Dove i dettagli non sono mai rivelati e l'immobilità è l'origine di ogni possibile movimento. S.N."


S.B - Ciao Silvia, vorrei aprire quest'incontro partendo dall'ambiente in cui vivi e dove prendono vita i tuoi lavori: Firenze. Cosa ne pensi del panorama culturale fiorentino e quali sono le possibilità per i giovani emergenti?
Direi che sono in conflitto con la mia città, che da una parte amo moltissimo e da una parte trovo troppo chiusa e riversa su se stessa. Il panorama culturale è purtroppo limitato da questa chiusura, la nostra è una città che stenta a rivolgersi al nuovo, mi dispiace veder luoghi bellissimi, come la stazione Leopolda, aprire poco e soltanto per eventi legati al consumo, fatta eccezione per fabbrica Europa..eppure in passato aveva ospitato belle mostre. Mi sembra invece di scorgere nei giovani fiorentini voglia di fare, di accogliere stimoli esterni e cercare di creare  nuove occasioni, in questo senso qualcosa si sta muovendo. Dal punto di vista delle possibilità di lavoro, non sono poi molte, ma a livello artistico credo sia possibile trovare opportunità, ormai viviamo in una rete estesa e internet collega il nostro lavoro al mondo, ovunque siamo però bisogna lavorare, crederci tanto e  non sedersi comodi sulla poltrona della convinzione che tanto nulla accadrà.   
S.N. - 

S.B. - Se potessi scegliere un'altra città, nazionale o internazionale, dove vivere e lavorare, quale scegieresti e perché.
Non sono una grandissima viaggiatrice, i miei viaggi più grandi li ho fatti prendendo spunto da cose minime e sono abbastanza mentali, non riuscirei mai a fare una scelta fredda e a spostarmi in un posto soltanto perché conveniente dal punto di vista lavorativo. Risponderei Parigi  perché ho un immenso bisogno di sentire bellezza e armonia intorno a me. 
S.N. - 

S.B. - Cosa vuol dire essere una giovane fotografa nell'Italia del 2010? In altre parole, riesci a mantenerti con il tuo lavoro artistico o devi affiancare altri lavori?
Devo affiancare  con altri lavori, ma non mi lamento, riesco comunque a vivere di fotografia e  cerco di ritagliare il maggior tempo possibile per  la mia ricerca artistica. 
S.N. - 

S.B. - Quando ti sei avvicinata alla fotografia e cosa ti ha spinto ad esprimerti attraverso questo mezzo?
Questa voglia di fare fotografia  è nata in me in modo spontaneo da adolescente, non sono riuscita a trovare una motivazione precisa. Mi piaceva fotografare  i miei amici, le cose da ricordare. Un momento illuminante però c’è stato: a 18 anni ad Amsterdam vidi la mostra “i’ll be your mirror” di Nan Goldin e  mi emozionò al punto che decisi  che da quel momento avrei fatto sul serio con la fotografia.
S.N. - 

S.B. - Quali sono i tuoi riferimenti culturali, nella fotografia e nelle arti visive in genere? Puoi farmi qualche nome?.
Come dicevo prima Nan Goldin è stata di sicuro la prima maestra, di lei ho amato la vita che si fonde con l’arte e continuo ad amarla tutt’ora. Tra i miei riferimenti più importanti ci sono Diane Arbus, Luigi Ontani, Francesca Woodman, Sophie Calle, Marina Abramovich, ma forse ancora di più ne ho tra i poeti e gli scrittori: Pessoa, Marina cvetaeva, Emily Dickinson..e tanti, tanti altri.
S.N. - 

S.B. - Nella tua opera vincitrice, "Hòtel Rèverie #1", fai riferimento ad un mondo immaginario in cui ognuno può sentirsi libero, riferendoti al saggio di Gaston Bachelard "La Poetica delle Rèverie". Ma quale è il mondo immaginario di Silvia, da cosa o da chi è popolato?
È difficile da afferrare con parole, direi che è  come una finestra interiore che si apre su piccole intuizioni personali da cui poi si spalanca un mondo.­ è popolato dalle cose di cui mi innamoro: libri, poesie, attimi.
S.N. - 

S.B. - I modelli delle tue fotografie sembrano personaggi di favole moderne. L'uomo che esce dal pavimento, la donna con la valigia, la ragazza dietro la porta. Chi sono e cosa rappresentano per te?
Sono persone catturate in un attimo sospeso della loro storia imprecisata, una storia che sfugge anche a me.  
S.N. - 

S.B.  - Cosa ti aspetti da questa vittoria, quali cambiamenti per il tuo futuro professionale?
Spero di potermi un giorno dedicare a tempo pieno alla ricerca artistica. Questa vittoria è stata spinta più concreta in questa direzione. 
S.N. - 

S.B.  - Cosa consiglieresti a chi, come te, vuole affrontare un percorso artistico professionale?
Consiglio di interrogarsi sempre su di sé e sugli altri, cercare sempre occasioni di arricchimento e riflessione, non scoraggiarsi e essere sempre onesti con se stessi e con il proprio lavoro. Sono convinta che una ricerca onesta portata avanti con coerenza e convinzione  prima o poi porti a qualcosa.

S.B.  - Un libro che hai letto di recente e che consiglieresti?
“Tu che mi guardi, tu che mi racconti” di Adriana Cavarero.
S.N. - 

S.B.  - Silvia, ti ringrazio per la tua disponibilità. Complimenti per il tuo lavoro e i migliori auguri per il tuo futuro da parte mia e di tutta la Redazione de "Il Malpensante"!
Grazie a voi
S.N. - 


FOTO: Silvia Noferi, Hòtel Rèverie #1

1 commenti:

ilaria ha detto...

Molto bella l'intervista e davvero interessante il lavoro di Silvia!