mercoledì 26 maggio 2010

¿DEFIBRILLAZIONE DELLA LETTERATURA CONTEMPORANEA di Roberto Cosenza?

Ogni comunità, o meglio i vertici di ogni comunità, scelgono i valori in cui identificarsi, o i valori che offrono un'utilità maggiore ai fini della sopravvivenza, dell'alimentazione, e del perseverare della propria costituzione "fisica", vale a dire atti al mantenimento e al perdurare dello stato di cose. I valori, come qualsiasi altra entità fisica o astratta, sono uno strumento di egemonia. I valori sono intellettuali ed astratti e vengono trasmessi attraverso i mezzi di diffusione del concetto, come i giornali, le radio, la TV, i dischi, i libri, il cinema. Tutti "oggetti" tangibili e intangibili della trasmissione dell'educazione. 
Il capitalismo e i governi "democratici" si occupano della produzione di un loro materiale, e per l'influenza dell'economia capitalistica sia sull'organizzazione e i gruppi della politica, sia sulla produzione astratta e materiale dei contenuti, operano la diffusione di un loro mondo prediletto. Il procedimento come sa bene chiunque abbia un minimo di cognizione storica, è stato graduale. Quando una trentina di anni fa i risultati della resa individualistica delle comunità "occidentali" ha dato i primi frutti vistosi, è esplosa l'insofferenza e la lotta, ma questo procedimento, come denunciava l'amato e oggi di moda Pasolini, ha radici ben più lontane: nel dopoguerra. Ma a un'analisi storica più approfondita potremmo asserire con facilità che il ripiegarsi dell'uomo in una dimensione individualistica e soggettiva ha una curva ben più ampia, già in moto durante il fascismo e le rivoluzioni europee, e l'ascesa del capitalismo, e i lati che paiono oggi vistosi e ingombranti non sono che il ricurvarsi a una dimensione introspettiva – passaggio ancora successivo – dell'uomo contemporaneo. Tutto ciò ovviamente si riflette e allo tesso modo si alimenta, nella cultura. È ben visibile lo stato di cose nelle arti: la psicologia, la vita, gli oggetti, trattati nelle narrazioni sono cose della persona, del piccolo soggetto preso in considerazione nella cronaca dei fatti. Mettere in discussione questo stato di cose, proprio per il momento storico che è un momento dell'egemonia della produzione, ha il sapore del lamento degli sconfitti.
Dire che oggi non esista una validità in nessun senso della letteratura è dire il falso, ma per il principio, valido oggi più che mai, per cui una cosa non visibile è una cosa che non esiste, siamo costretti a dire che ai nostri occhi il panorama è desolante. Certo per motivi di istruzione e stimoli l'uomo contemporaneo è potenzialmente più capace di attuare riflessioni importanti, complesse, ad avere un rapporto più sofisticato e critico con la realtà, rispetto al passato, ma proprio per la forma dei rapporti sociali, tutto questo resta rinchiuso nella dimensione individuale, senza che possa avvenire un approfondito flusso di informazioni utili, nonostante i mezzi ci siano. Chiunque voglia discutere o proporre questioni, propone sempre e comunque a una cerchia ristretta di individui, che sono poi il riflesso dei contatti che ha nel mondo reale, più un certo numero di contatti imprevisti di "passaggio" in quel luogo virtuale dove la discussione è proposta. La situazione di chi "ragiona" in sé stesso è simile a quella di un embrione che resta per sempre nel suo contenitore. È puro potenziale inesplorato.
Per quanto oggi si voglia caricare i compartimenti dei generi letterari di significati nobili, le gabbie stesse dei generi sono per definizione inefficaci, dittature della forma che impediscono una comunicazione normale. Il problema non sta solo nella forma, ma nel gusto che continuamente si propone, si alimenta e al quale ci si ispira, che rende non adatta qualsiasi variante, nonostante siano numerose. È il caso del giallo e del noir. Le gabbie dei generi sono un compromesso al quale non si può sottostare se si vuole attribuire alla letteratura un comportamento sincero. È un compromesso che può riguardare i produttori e i venditori, ma non le anime della letteratura, vale a dire gli autori.
Il rapporto con la realtà non può essere secondario nella letteratura contemporanea, nonostante l'epoca suggerisca una fuga da questa. La responsabilità degli intellettuali è grande: non si può ignorare o non lavorare per la partecipazione alla vita, poiché nella vita reale esiste un lavoro costante di somministrazione di significati in senso opposto alla sincerità che può essere contrastato solo con la ragione. Purtroppo però l'intervento sulle cose della vita attraverso la letteratura viene quasi solamente dai testi dei giornalisti, i letterati preferiscono divagare in storie dai confini brevi e malinconicamente legati alla vita privata. Lo squallore è grande. 
I letterati devono riscoprire il rapporto con la realtà. Questo comporta il confronto su un piano fondamentale, vale a dire sullo strumento principale della gestione della realtà nell'epoca contemporanea: l'uso della parola. Questa non può essere lasciata nelle mani del potere o del mercato, poiché la parola genera l'uomo e la storia. 
La riscoperta delle domande inoltre è irrinunciabile come condizione basilare e ispirazione della conoscenza. E conoscere è uno strumento che mette in condizioni di agire, parlare, esistere. Lasciare ai re il sapere e occuparsi della terra è suicidio. 
La letteratura in passato ha dimostrato di poter toccare e mostrare cose altrimenti inconoscibili, basta osservare l'opera degli ermetici. Come è possibile ignorare un tale potenziale insito nell'uomo? 
Inoltre come si può lasciare che l'opera, l'azione, la figura di uomini del passato diventi mito, trasformando la consultazione quasi in preghiera? Questo processo ha un sapore religioso, sposta dal piano razionale - quello naturale per l'intelletto – a quello irrazionale i prodotti della mente. Contemplare esclude la discussione e rende vana qualsiasi grande opera di scoperta dell'uomo. Immaginiamo cosa sarebbe accaduto se a ogni grande scoperta scientifica l'umanità si fosse fermata a contemplare la figura dell'uomo che l'ha partorita e non avesse riutilizzato quel materiale per procedere oltre.
In conclusione le nuove generazioni di letterati ed intellettuali dovrebbero avere meno paura di discutere di reale, essi sono nati per questo. Ancora troppo pochi sono i casi di uomini coraggiosi che sfidano con la parola il potere e non compiono autopsie sulla realtà. La storia va cavalcata, non subita.

2 commenti:

lentiggine blu ha detto...

Creatività e curiosità: escludono la contemplazione, per accedere alla conoscenza.

Si giunge al parossismo dell'ignoranza quando la contemplazione è rivolta verso se stessi.

lentiggine blu ha detto...

Forse è meglio "non conoscenza" , in luogo di ignoranza.