domenica 26 dicembre 2010

¿A VOLTE RITORNANO?

Rieccoci! 
Il Malpensante si è rimesso in moto, e dopo molte discussioni ecco i primi risultati.
In questi mesi abbiamo lavorato per fare un salto di qualità, un rinnovamento radicale della testata che porterà molte novità, grafiche, editoriali, e di riorganizzazione dell'attività editoriale. Nuovi nomi, nuove idee. Vi chiediamo di avere ancora un po' di pazienza, per darci la possibilità di ripartire più in grande.
Per ora alcune anticipazioni: una prima bozza della prossima copertina, un lavoro di Luigi Carlini.
A presto malpensanti!

domenica 25 luglio 2010

Cari Lettori, Cari Amici, Cari Bencapitati o Malcapitati su questo blog,

vi comunichiamo che per una convergenza di situazioni , ferie dei membri della redazione e la riorganizzazione della stessa alla luce di uscite e nuove entrate di collaboratori; nonché alcune scelte di natura economica e gestionale su cui siamo chiamati a riflettere, questo blog rimarrà fermo fino a settembre.

Speriamo di darvi presto buone nuove, un saluto e
buone, anzi ottime, ferie a tutti.


La Redazione

domenica 13 giugno 2010

¿ Joël Stein ?




Joël Stein è forse anzitutto un ricercatore, un ricercatore preoccupato di comprendere e di mettere alla prova il funzionamento della visione in rapporto con la percezione dei colori o con quella delle forme quando si intrecciano, si sfalsano o sono messe in movimento; preoccupato anche di cogliere la destabilizzazione delle forme e dei colori attraverso il gioco delle giustapposizioni, il gioco delle ombre o delle diffrazioni, altrettanti effetti che possono essere provocati, amplificati e sconvolti con l'uso della luce laser e di specchi. Le immagini e le opere instabili di Joël Stein - di cui in mostra saranno presentati numerosissimi esempi che ripercorrono tutta l'esperienza creativa dell'artista: dalle Pitture programmate su sistemi matematici ai Labirinti; le Pitture in progressione cromatica; gli Intrecci, le Macchine, i Laser; gli Slittamenti; fino alle Ambiguità di lettura -, richiedono sempre un occhio responsabile e partecipe che attribuisca loro una forma stabile anche se momentanea e contingente, che animi il movimento virtuale che le scuote, che attualizzi alcune delle loro infinite potenziali variazioni. Solo all'interno di questa relazione interattiva si costruisce l'immagine in un rimando reciproco e incessante di stabilità, giocato fra l'occhio e la realtà visiva, fra il soggetto e l'oggetto, fra l'uomo e il mondo.

Ecco allora la necessità, come dice Stein, non tanto di spiegare i risultati ottenuti con la ricerca artistica ma di "moltiplicare le esperienze", affinché l'instabilità intrinseca del mondo si stabilizzi attraverso il nostro sguardo, la sua virtualità si attualizzi in una delle sue infinite forme attraverso noi.







A partire da sabato 3 luglio 2010 il MACA – Museo Arte Contemporanea Acri
ospiterà un’importante mostra retrospettiva dedicata a Joël Stein, padre dell’arte
cinetica e fondatore, nel 1960, del gruppo GRAV.


        
                                                     maca@museovigliaturo.it

                                                http://www.museovigliaturo.it/
 
 
 
 

lunedì 7 giugno 2010

¿Premio Internazionale di Fotografia?





Scadenza: 4 gennaio 2011

Il premio è aperto a tutti i Fotografi Professionali. Tutti i concorrenti dovranno essere maggiori di 18 anni.

Le immagini dovranno essere state scattate nel 2010 e dovranno essere basate sulle Categorie delineate nella pagina web del concorso. Si possono inviare fino a 10 immagini per categoria, si può partecipare a qualsiasi categoria, anche più di una, tuttavia la stessa serie di immagini non dovrà essere proposta per più di una categoria.

Sarà effettuata una selezione di 10 fotografi per categoria.

Il vincitore riceverà:
- USD 25,000 .
- L’ Immagine vincente sarà esposta sul sito web del concorso e promossa a livello mondiale.
- Voli a Cannes, e 2 notti in un albergo sulla famosa Croisette e biglietti VIP per la serata di gala che avrà luogo il 22 aprile, 2011

I Vincitori di ogni categoria individuale riceveranno:

- L’ Immagine vincente sarà esposta sul sito web del concorso e promossa a livello mondiale.
- Voli a Cannes, e 2 notti in un albergo sulla famosa Croisette e biglietti VIP per la serata di gala che avrà luogo il 22 aprile, 2011

I vincitori saranno annunciati alla cerimonia di Premi in Cannes 22 aprile 2011.

Per notizie dettagliate su come partecipare ( bando integrale con documentazione richiesta e recapiti), visita il sito: www.callforart.com alla sezione “Opportunità”

lunedì 31 maggio 2010

¿Pagan Poetry di Fiorella Fontana?







“PAGAN POETRY” Mostra Personale di Fiorella Fontana
Vincitrice del Premio Speciale Galleria De Faveri Arte
 4° Premio Internazionale Arte Laguna



A cura di SIVA SIVA





Sabato 5 Giugno 2010 ore 18.00

Galleria De Faveri Arte - Feltre (BL)

"... gli esseri di Fiorella Fontana sembrano essere
composti dalla stessa misteriosa materia rocciosa
dello sfondo in cui si collocano, soggetti e sfondo
sono fusi come in un unico organismo vivente"


sabato 29 maggio 2010

¿Devolvere il 5Xmille?

Destinare ad Allerta Permanente il tuo 5Xmille significa aiutare la rivista "Il Malpensante" e l'associazione "Allerta Permanente" a creare una cultura e un'arte alternative a quelle di mercato e mettere in circolo nuove idee, proponendo lo spirito critico e la ricerca anche attraverso la promozione di autori ed artisti sconosciuti al grande pubblico o mai pubblicati.
La nostra è un’associazione indipendente e libera. Segue il solo spirito critico dei suoi autori e consente la partecipazione attiva di chiunque voglia rendersi protagonista dei propri progetti.
Il materiale pubblicato sulla rivista "Il Malpensante" è ispirato dall'esigenza di creare una cultura spontanea, sincera, diretta, frutto della sola ricerca, senza condizionamenti o imposizioni, cioè libera e alternativa alla cultura influenzata dalle regole di mercato e dal commercio.
"Il Malpensante" si fa dunque promotore di una cultura onesta, e chiede un piccolo gesto che non costa niente ma che ha un valore inestimabile per il sostentamento di una cultura che lentamente si sta svuotando.
Scarica o stampa il nostro promemoria!

mercoledì 26 maggio 2010

¿DEFIBRILLAZIONE DELLA LETTERATURA CONTEMPORANEA di Roberto Cosenza?

Ogni comunità, o meglio i vertici di ogni comunità, scelgono i valori in cui identificarsi, o i valori che offrono un'utilità maggiore ai fini della sopravvivenza, dell'alimentazione, e del perseverare della propria costituzione "fisica", vale a dire atti al mantenimento e al perdurare dello stato di cose. I valori, come qualsiasi altra entità fisica o astratta, sono uno strumento di egemonia. I valori sono intellettuali ed astratti e vengono trasmessi attraverso i mezzi di diffusione del concetto, come i giornali, le radio, la TV, i dischi, i libri, il cinema. Tutti "oggetti" tangibili e intangibili della trasmissione dell'educazione. 
Il capitalismo e i governi "democratici" si occupano della produzione di un loro materiale, e per l'influenza dell'economia capitalistica sia sull'organizzazione e i gruppi della politica, sia sulla produzione astratta e materiale dei contenuti, operano la diffusione di un loro mondo prediletto. Il procedimento come sa bene chiunque abbia un minimo di cognizione storica, è stato graduale. Quando una trentina di anni fa i risultati della resa individualistica delle comunità "occidentali" ha dato i primi frutti vistosi, è esplosa l'insofferenza e la lotta, ma questo procedimento, come denunciava l'amato e oggi di moda Pasolini, ha radici ben più lontane: nel dopoguerra. Ma a un'analisi storica più approfondita potremmo asserire con facilità che il ripiegarsi dell'uomo in una dimensione individualistica e soggettiva ha una curva ben più ampia, già in moto durante il fascismo e le rivoluzioni europee, e l'ascesa del capitalismo, e i lati che paiono oggi vistosi e ingombranti non sono che il ricurvarsi a una dimensione introspettiva – passaggio ancora successivo – dell'uomo contemporaneo. Tutto ciò ovviamente si riflette e allo tesso modo si alimenta, nella cultura. È ben visibile lo stato di cose nelle arti: la psicologia, la vita, gli oggetti, trattati nelle narrazioni sono cose della persona, del piccolo soggetto preso in considerazione nella cronaca dei fatti. Mettere in discussione questo stato di cose, proprio per il momento storico che è un momento dell'egemonia della produzione, ha il sapore del lamento degli sconfitti.
Dire che oggi non esista una validità in nessun senso della letteratura è dire il falso, ma per il principio, valido oggi più che mai, per cui una cosa non visibile è una cosa che non esiste, siamo costretti a dire che ai nostri occhi il panorama è desolante. Certo per motivi di istruzione e stimoli l'uomo contemporaneo è potenzialmente più capace di attuare riflessioni importanti, complesse, ad avere un rapporto più sofisticato e critico con la realtà, rispetto al passato, ma proprio per la forma dei rapporti sociali, tutto questo resta rinchiuso nella dimensione individuale, senza che possa avvenire un approfondito flusso di informazioni utili, nonostante i mezzi ci siano. Chiunque voglia discutere o proporre questioni, propone sempre e comunque a una cerchia ristretta di individui, che sono poi il riflesso dei contatti che ha nel mondo reale, più un certo numero di contatti imprevisti di "passaggio" in quel luogo virtuale dove la discussione è proposta. La situazione di chi "ragiona" in sé stesso è simile a quella di un embrione che resta per sempre nel suo contenitore. È puro potenziale inesplorato.
Per quanto oggi si voglia caricare i compartimenti dei generi letterari di significati nobili, le gabbie stesse dei generi sono per definizione inefficaci, dittature della forma che impediscono una comunicazione normale. Il problema non sta solo nella forma, ma nel gusto che continuamente si propone, si alimenta e al quale ci si ispira, che rende non adatta qualsiasi variante, nonostante siano numerose. È il caso del giallo e del noir. Le gabbie dei generi sono un compromesso al quale non si può sottostare se si vuole attribuire alla letteratura un comportamento sincero. È un compromesso che può riguardare i produttori e i venditori, ma non le anime della letteratura, vale a dire gli autori.
Il rapporto con la realtà non può essere secondario nella letteratura contemporanea, nonostante l'epoca suggerisca una fuga da questa. La responsabilità degli intellettuali è grande: non si può ignorare o non lavorare per la partecipazione alla vita, poiché nella vita reale esiste un lavoro costante di somministrazione di significati in senso opposto alla sincerità che può essere contrastato solo con la ragione. Purtroppo però l'intervento sulle cose della vita attraverso la letteratura viene quasi solamente dai testi dei giornalisti, i letterati preferiscono divagare in storie dai confini brevi e malinconicamente legati alla vita privata. Lo squallore è grande. 
I letterati devono riscoprire il rapporto con la realtà. Questo comporta il confronto su un piano fondamentale, vale a dire sullo strumento principale della gestione della realtà nell'epoca contemporanea: l'uso della parola. Questa non può essere lasciata nelle mani del potere o del mercato, poiché la parola genera l'uomo e la storia. 
La riscoperta delle domande inoltre è irrinunciabile come condizione basilare e ispirazione della conoscenza. E conoscere è uno strumento che mette in condizioni di agire, parlare, esistere. Lasciare ai re il sapere e occuparsi della terra è suicidio. 
La letteratura in passato ha dimostrato di poter toccare e mostrare cose altrimenti inconoscibili, basta osservare l'opera degli ermetici. Come è possibile ignorare un tale potenziale insito nell'uomo? 
Inoltre come si può lasciare che l'opera, l'azione, la figura di uomini del passato diventi mito, trasformando la consultazione quasi in preghiera? Questo processo ha un sapore religioso, sposta dal piano razionale - quello naturale per l'intelletto – a quello irrazionale i prodotti della mente. Contemplare esclude la discussione e rende vana qualsiasi grande opera di scoperta dell'uomo. Immaginiamo cosa sarebbe accaduto se a ogni grande scoperta scientifica l'umanità si fosse fermata a contemplare la figura dell'uomo che l'ha partorita e non avesse riutilizzato quel materiale per procedere oltre.
In conclusione le nuove generazioni di letterati ed intellettuali dovrebbero avere meno paura di discutere di reale, essi sono nati per questo. Ancora troppo pochi sono i casi di uomini coraggiosi che sfidano con la parola il potere e non compiono autopsie sulla realtà. La storia va cavalcata, non subita.

sabato 15 maggio 2010

¿LIBERTA' ED ARBITRIO di Adern X?


Liberta [s.f.] 
Stato di chi è libero; condizione di chi ha la possibilità di agire senza essere soggetto all'autorità o al dominio altrui: 
Arbitrio [s.m.]
Facoltà di operare e di giudicare secondo la propria ragione e la propria volontà:

Il rapporto tra libertà ed arbitrio è mediato da un concetto: le regole. Le regole stabiliscono se qualcosa è corretto oppure no, ed è l'adesione a queste regole che determina l'appartenenza di un'opera d'arte ad un orizzonte di senso (e.g., l'esistenza del vocabolario è l'ammissione implicita che non tutte le sequenze di lettere ammettono un significato). La possibilità di un'innovazione nelle forme artistiche prevede un rapporto conflittuale con le regole: da una parte vanno trasgredite per arrivare al nuovo, dall'altra vanno rispettate in qualche forma per poter essere decifrate.
Ogni forma espressiva, per poter essere comunicazione, ammette un accordo sul significato dei segni; motivo per cui, un linguaggio artistico non può vivere una rivoluzione tecnologica permanente altrimenti non ci sarebbe "quel minimo di stabilità senza la quale esso viene privato di qualsiasi funzione di comunicazione" [H. Dufourt cit. in Dante Tanzi - Linguaggi compositivi e innovazione tecnologica fra scienza e arte] cioé, in altri termini, si entrerebbe in una specie di arbitrio linguistico. L'idea, non priva di sostenitori, che sia possibile ammettere la possibilità di infinite combinazioni dei segni che portano alla formazione dell'opera, e che permetterebbe, in linea di principio, l'evoluzione lineare, progressiva e senza fine del linguaggio artistico. 
L'arbitrio, in arte, si ha quando la ricerca del nuovo porta al superamento di tutte le regole, in questo modo chi dovrebbe ricevere il "messaggio" viene privato delle coordinate per l'orientamento necessarie per decifrare il contenuto di un'opera. L'arbitrio si ottiene anche quando si sceglie di non spiegare le regole, o il metodo, con cui viene composta un'opera. Posto che nessun linguaggio si spiega da se, o è universale, ciò che separa l'arte dal caos è la conoscenza, da parte di chi guarda, che esso è, in realtà, controllato (tecniche come il dripping di Pollock, o l'uso dell'alea da parte di Cage, sono proprio l'escamotage con cui si sovrappone l'ordine al caos). In fondo, senza saperne le motivazioni ed il percorso, un quadro di Kandinsky sarebbe distinguibile da un'accozzaglia di segni grafici? Quanto un'opera come "Punto, linea e superficie" è essenziale per comprendere la complessità concettuale di opere graficamente semplici?
Separazione concettuale diffusa tra gli studiosi è quella tra opera d'arte ed esperimento che porta ad una comprensibilità per il pubblico, l'opera, oppure ad una fruizione elitaria, l'esperimento. La divisione è, in parte, pretestuosa poiché l'opera d'arte può essere esperimento e viceversa; se così non fosse qualunque idea di avanguardia verrebbe retrocessa ad una forma di gioco al fine della "novità" fine a se stessa e l'arte avrebbe una stasi letale dal punto di vista linguistico. Se si pensa allo stato letargico di istituzioni museali e concertistiche, ferme all'esposizione di forme vecchie di almeno un secolo, ci si rende conto degli effetti letali di queste distinzioni. La fruizione elitaria è, a giudizio di chi scrive, generata dall'idea che l'arte può non essere spiegata poiché è universale ed accessibile a tutti, del resto, l'idea del bello è una categoria considerata come sostanzialmente universale.
La mancata spiegazione dell'opera, l'arbitrio artistico del ritenere che qualunque forma è valida, porta all'assenza della possibilità di comunicazione poiché, alla fine, presuppone che siano sufficienti solo le proprie regole espressive, non tenendo conto che queste coincidono con le regole recettive di chi sta di fronte.
Adern X

"Boredom is the mother of creativity" (Ron Arad)

lunedì 26 aprile 2010

¿MUSO DI MUSA di Maruska Nesti?

Una caramella, succhiata per un minuto da una quindicenne con i sandali rosa e lo smalto nero alle unghie dei piedi, viene poi sputata sull'asfalto sporco.

Rotola sul bordo del marciapiede e cade fra un fazzoletto di carta e una bottiglia di Ceres senza etichetta.
Due motorini le sgasano contro l'inferno dei loro motori e la caramella inizia ad asciugare la patina appiccicosa creata dalla saliva della ragazzina, odalisca senza veli a coprirne il viso fiero, che continua la sua passeggiata per le vie vicine a Porta al Prato.
Caramella al lampone.
Egidio Trepalanche, professore di letteratura italiana in pensione da sei giorni, mentre nutriva i piccioni gettando dalla sua finestra pane raffermo stritolato sotto la suola delle sue scarpe buone, vede la ragazzina sputare qualcosa, non sa se gomma da masticare o altro.
La guarda scivolare per la corrente di destra della via col suo sedere esposto al vento caldo del giugno.
E, folgorato da tal sinuoso e ignaro incedere, scende le sei rampe di scale per andare a raccogliere il dolce rifiuto di una nuova Talia, meno mitologica ma da rendere immortale.
Una barboncina nera come la capigliatura della sua anziana padrona che porta a passeggio tutti i giorni , trotterella, si ferma, annusa la caramella, la lecca, la rilecca con la lingua ruvida e, nonostante la voglia di fermarsi, viene strattonata via.
Egidio Trepalanche apre il portone, si guarda intorno. Facce sconosciute, molti occhi orientali e un paio di magrebini chiassosi al semaforo.
Inforca gli occhiali da dottore e uomo per bene ed inizia a cercare.
La vede, rotonda, rosata con un cuore più scuro, immobile come una stella su una carta del cielo.
La raccoglie, simulando la sbadataggine di un ritrovamento, e fra le dita, ancora appiccicosa e calda, la rimira.
Chiude gli occhi ed inizia a succhiarla.
A rubarne il nettare, l'odore e i conservanti.
Risale le scale in preda a una febbre e scrive di getto sul suo quaderno di belle speranze:

"non lontano dal fiume smagrito
passeggia il tuo animo giovine e inquieto
gambe snelle di puledra
viso fiero di leonessa
fianchi larghi di giumenta
ma il tuo alito è da cani
fanciulla bella"

Un po' deluso il professore si riempie un bicchiere di grappa alle mele.
Il capolavoro lo rimanderà alla prossima volta.

giovedì 22 aprile 2010

¿L'INCESSANTE SOFFIAR DEL VENTO di Mirco Nanini?








Mirco Nanini, terzo classificato per il concorso internazionale di scrittura "Tacitamente"





È il vento che soffia 
o sono io che mi muovo. 
È il non vociar del tempo 
che più desto preme il vento. 

Sono gli alberi con le fredde crime 
che  muovono dolci danze 
e il cader delle verdi lacrime 
affligge le comuni speranze. 

 Se lente scendono ai piedi 
veloci si sgretolano tra le mani. 
È dai lieti sensi che sento 
Il veloce susseguir del domani.

martedì 13 aprile 2010

¿NOTTURNO di Tecla Bianucci?




Tecla Bianucci, seconda classificata per il concorso internazionale di scrittura "Tacitamente"




Insonnia.
  Credo di non essermi mai soffermato sull’idea che, a me, potessero invertirsi notte e giorno.
  Disturbo del sonno.

  Come fruste, le lancette dell’orologio in testa mi divorano i pensieri. Devi abbandonare la concentrazione, il rilassamento, e qualsiasi altra attività in cui tu sia occupato; se riesci a concentrarti su qualcosa di manuale, automatico, mettendo per qualche istante il cervello sul comodino - tanto comunque non mi servirebbe - allora sì che puoi lavorare. La stanchezza si è fatta sentire, lo avevi previsto, la pasticca contro le nevralgie non ha fatto neanche effetto. Forse avevi previsto anche questo, ma con la foga dello spremere quell’arancia che hai nel cranio non ti ci eri soffermato, e l’hai ingurgitata, senz’acqua.
  I tuoi neuroni ormai viaggiano da soli. E tu, a cosa servi?
  - Beh, ne sarei il legittimo proprietario.
  - Ehi bello, non è scritto in nessun contratto!
  I neuroni in rivolta. Girano, girano, eppure il cervello pare funzionare ancora, ma a vuoto, non riesce a mettere a fuoco immagini né idee. Beh, in fondo sei stremato, ti sei sparato venticinque minuti di metropolitana con le cuffie in compagnia dei Pluxus, e hai perso il controllo dal collo in su.

  Gli operatori ecologici, finalmente, a raccogliere quel che resta della vita del giorno appena terminato.
  Ma devono proprio passare ogni notte all’una e ventisette? Meno male ci sono loro, altrimenti le strade appesterebbero. Poi se scendi ed apri il portone vedi tutti i sacchetti strappati, e banane, bucce d’arancia, fazzoletti, cartoni, contenitori d’uova, avanzi di pasta al tonno, la scatoletta dello stesso tonno, una confezione vuota di M&M’S, e una sottile melma di polvere e pioggia, stanno distesi in tutto il loro splendore sul marciapiede a ridosso dell’entrata, in attesa. I senzatetto sbranano i bidoni ogni santo giorno dopo le ventidue, e si sa, il quartiere antico, il centro, è sempre il primo ad essere saccheggiato. Tutto insieme, lì, a maleodorare e ungere l’asfalto, e i giustizieri dell’una e ventisette a raccogliere sacchetti e rifiuti sciolti, pur imprecando, e non possono tralasciare neanche un nocciolo di limone. 
  Hanno finito di caricare.

  Ora ci si mette il gatto, Maneki neko, lì, sullo scaffale della libreria marrone di truciolato inondata di libri d’arte e fumetti, gentilmente cedutami (visto che è praticamente impossibile spostarla anche di un millimetro) dal padrone di casa, o, direi, piuttosto, indirettamente dalla señora Lucía, la anziana inquilina che abitava l’appartamento, defunta due anni fa. Ancora non capisco perché, da quando al gatto ho cambiato la pila con quella nuova, ad ogni movimento della zampa si sente un colpetto. E pensare che quando sono venuto ad abitare qui non capivo perché fosse così di moda regalarne uno, ora tutti i miei amici ce l’hanno, è diventato il mio rito.
  Le lancette dell’orologio non coincidono col rintocco della zampa del gatto, il mio orecchio si perde in questi due ritmi, che a istanti s’incrociano, poi ognuno per sé, col suo tempo.
  Ormai arrivare all'alba senza chiudere occhio è assicurato.
  Stacco gli occhi dalle parole sullo schermo, torna il ticchettio, di sottofondo il soffiare del computer che, stanco e stufo di star sveglio ogni notte, si surriscalda e sbuffa dalla parte posteriore. Il ticchettio, di nuovo. Uno skater in strada. Qualcuno che ha alzato un po’ il gomito e si piega dal ridere, di solito inglesi o svedesi, e poi li ritrovo a schiacciare un pisolino sotto casa dopo quattro mojitos, e con i capelli di paglia sudaticci e gli occhi a mezz’asta dicono: “Just five minutes…”. Ok.
  Non vedo l’ora di fissare le tende alla porta che dà al balcone, dovrò chiedere al vicino se ha un trapano da prestarmi: e poi come fanno questi che vivono di fronte a stare svegli ogni notte fino alle tre? O forse dimenticano soltanto la luce accesa.
  In questo quartiere non si dorme mai, a qualsiasi ora non si è mai solo neanche per strada, anche un lunedì notte, l’assenza di vita non è minimamente immaginabile, l’assenza di luce, neppure, un angolino buio dove far due gocce senza che una bici o una ragazza coi tacchi ti passi accanto, se si ha bevuto poi chi se ne frega. L’assenza di rumore poi è utopica, fuori o in casa. Se parte l’allarme del negozio di American Apparel puoi scordarti di chiudere occhio, durerà almeno un’ora.
  Stasera il pianista dell’edificio accanto non suona: da un anno, sempre la stessa, uno dei Notturni di Chopin, e l’appuntamento è all'inizio della notte, quando potrei ancora assopirmi, solo l’orologio in testa - al quale dopo qualche minuto ti assuefai - con la nuca sul bracciolo del sofà, cercando di abituarmi alla luce del desktop, ai tasti che si muovono e risuonano, sincroni, con le parole, che ora sono come i numeri nel conto alla rovescia.
  Ormai si affaccia timido il sole, ma non disturberà, rimarrà dietro il palazzo. Mi sudano le dita.
  Ho finito.
  Punto.
Magari dormo un po’.

lunedì 12 aprile 2010

¿SILVIO VIGLIATURO. MESCOLANZE?

A partire da sabato 8 maggio 2010, il Museo del Presente di Rende (Cs) dedicherà un’esaustiva personale all’artista e maestro del vetro Silvio Vigliaturo
La mostra – curata da Luca Beatrice –, proponendosi  di essere una materializzazione delle riflessioni sviluppate da Vigliaturo su alcuni aspetti della realtà contemporanea, si dispiega in blocchi di pensiero sorretti e collegati da una categoria centrale: la Mescolanza.  Le maestose e colorate sculture in vetro  fungono dunque da vettori di messaggi appassionati che l’artista indirizza allo spettatore per svegliarlo alla vita, ad una presa di coscienza, perché anch’egli assuma una posizione intellettuale di fronte alla realtà che lo circonda e che troppo spesso viene recepita come un opaco marasma di informazioni, ininterrotto e intorpidente. Il fervore teorico di Vigliaturo è fatto di una minuziosa analisi che si trasforma in sintesi artistica supportata da un’imprescindibile maestria pratica – risultato anch’essa di una mescolanza, in questo caso di tecniche sviluppate in trent’ anni di entusiasmata ricerca: dalla preparazione a freddo degli ossidi, alla metamorfosi dei forni, all’inserimento nel vetro della foglia d’oro, fino all’uso unico della soffiatura intesa a dare vita al disegno, alle sembianze dei volti, a vuoti di densità nella materia. La Mescolanza viene declinata in una serie di opere che spesso prendono le sembianze dei personaggi, reali o mitici, dell’antica Grecia. È questo il caso delle Amazzoni: un gruppo di tredici sculture con scudi di vetro e lance metalliche che raffigurano le donne-guerriero descritte da Eschilo e da Virgilio. Si tratta di una figura, quella dell’Amazzone, che da sempre trova posto nella poetica di Vigliaturo, e che egli arricchisce di significati che la tramutano in una categoria umana del presente: l’Amazzone è uno dei più grandi risultati della modernità e rischia di diventare il simbolo della sua mescolanza più riuscita; è la donna che, in seguito a una lotta costante, è stata capace di cancellare quelle differenze che la separavano dall’uomo e che le erano state imposte da secoli di società maschiliste. L’artista legge la Mescolanza anche nell’Iliade omerica, a cui dedica un trittico di sculture: Ettore e Andromaca – a testimoniare ulteriormente dell’importanza della figura femminile nella sua arte – e Achille. Quest’ultimo rappresenta l’uomo di successo tipico della società contemporanea: un personaggio che sale agli onori delle cronache grazie alla fortuna che gli ha riservato la natura, senza avere, in realtà, alcun merito personale, e che vive solo per mantenere la sua effimera condizione di fama. All’inumana arroganza di Achille viene contrapposto Ettore, l’uomo capace di togliersi l’elmo davanti alla moglie e al figlio in lacrime che non riusciva a riconoscerlo. È questo, per Vigliaturo, il simbolo dell’uomo capace di dare un futuro all’intera umanità; l’unica tipologia di uomo in grado di intraprendere un discorso concreto sulla mescolanza dei popoli. Da Ettore si passa a Pericle, il grande statista greco che per primo aveva sognato il progetto di una colonia panellenica, e da quest’ultimo a Obama, primo grande risultato positivo dell’inarrestabile evoluzione della mescolanza dei popoli e delle razze. Al centro fisico della mostra, a  supporto della Mescolanza – un concetto fondamentale, ma che, se lasciato a se stesso, rischia di tramutarsi in caos –, Vigliaturo pone gli Equilibristi: tre sculture in vetro e acciaio; tre personaggi che, con spirito di leggerezza – perfettamente veicolato dalla liquida brillantezza del vetro – si mantengono stabili e disinvolti nonostante l’appoggio precario, incarnazioni emblematiche di una mente dinamica e lucida.

Mostra:               SILVIO VIGLIATURO. MESCOLANZE
Curatori:              Luca Beatrice
Luogo:                 Museo del Presente, Via Nicolaj Lenin, 87036, Rende (Cs)
Vernissage:         Sabato 8 maggio 2010 ore 18:00  
Periodo:               dall’8 maggio al 30 giugno 2010
Orario Mostra:   dalle 09.00 alle 19.00, chiuso il lunedì
info:                     Tel. 0984 462493- 22067

Ufficio stampa MACA – tel. 0119422568 – maca@museovigliaturo.it

domenica 11 aprile 2010

¿SCRIVERE ALLA REDAZIONE di Redazione?



Ogni giorno riceviamo numerose mail in redazione. Ringraziamo i lettori per l'attenzione, la fiducia, e la voglia di partecipare al progetto. L'intervento spontaneo e l'aggregazione sono la materia prima del nostro lavoro, e ci auguriamo che la partecipazione sia crescente.
Il materiale da valutare è tanto e di conseguenza il lavoro da svolgere, dalla visualizzazione dalle arti figurative alla lettura dei romanzi che riceviamo, per cui può passare molto tempo prima che per noi sia possibile dare una risposta a chi ci contatta. Per questo ci scusiamo. Cercheremo comunque di dare una risposta a tutti.
Segnalateci eventualmente qualsiasi anomalia (visto il numero di messaggi ricevuti potrebbe essersi verificato qualche problema) o mettetevi in contatto con noi per qualsiasi chiarimento agli indirizzi info@ilmalpensante.it o redazione@ilmalpensante.it.
Vi ricordiamo inoltre che per pubblicare su questo blog le modalità sono diverse e più semplici: basta scrivere a iomalpenso@gmail.it o agli indirizzi già indicati, e il materiale sarà pubblicato in pochi giorni.
Vi ringraziamo per la fiducia.

domenica 4 aprile 2010

¿IL MALPENSANTE INTERVISTA SILVIA NOFERI, VINCITRICE DE PREMIO CELESTE 2009 PER LA SEZIONE FOTO & GRAFICA DIGITALE di Sara Buselli?





"I miei scatti sono un' occhio che si apre da quel confine e da quel confine si spalanca un mondo ALTRO, nel quale originalità è al tempo stesso Bizzarria, verità primigenia, IDEA platonica. Dove i dettagli non sono mai rivelati e l'immobilità è l'origine di ogni possibile movimento. S.N."


S.B - Ciao Silvia, vorrei aprire quest'incontro partendo dall'ambiente in cui vivi e dove prendono vita i tuoi lavori: Firenze. Cosa ne pensi del panorama culturale fiorentino e quali sono le possibilità per i giovani emergenti?
Direi che sono in conflitto con la mia città, che da una parte amo moltissimo e da una parte trovo troppo chiusa e riversa su se stessa. Il panorama culturale è purtroppo limitato da questa chiusura, la nostra è una città che stenta a rivolgersi al nuovo, mi dispiace veder luoghi bellissimi, come la stazione Leopolda, aprire poco e soltanto per eventi legati al consumo, fatta eccezione per fabbrica Europa..eppure in passato aveva ospitato belle mostre. Mi sembra invece di scorgere nei giovani fiorentini voglia di fare, di accogliere stimoli esterni e cercare di creare  nuove occasioni, in questo senso qualcosa si sta muovendo. Dal punto di vista delle possibilità di lavoro, non sono poi molte, ma a livello artistico credo sia possibile trovare opportunità, ormai viviamo in una rete estesa e internet collega il nostro lavoro al mondo, ovunque siamo però bisogna lavorare, crederci tanto e  non sedersi comodi sulla poltrona della convinzione che tanto nulla accadrà.   
S.N. - 

S.B. - Se potessi scegliere un'altra città, nazionale o internazionale, dove vivere e lavorare, quale scegieresti e perché.
Non sono una grandissima viaggiatrice, i miei viaggi più grandi li ho fatti prendendo spunto da cose minime e sono abbastanza mentali, non riuscirei mai a fare una scelta fredda e a spostarmi in un posto soltanto perché conveniente dal punto di vista lavorativo. Risponderei Parigi  perché ho un immenso bisogno di sentire bellezza e armonia intorno a me. 
S.N. - 

S.B. - Cosa vuol dire essere una giovane fotografa nell'Italia del 2010? In altre parole, riesci a mantenerti con il tuo lavoro artistico o devi affiancare altri lavori?
Devo affiancare  con altri lavori, ma non mi lamento, riesco comunque a vivere di fotografia e  cerco di ritagliare il maggior tempo possibile per  la mia ricerca artistica. 
S.N. - 

S.B. - Quando ti sei avvicinata alla fotografia e cosa ti ha spinto ad esprimerti attraverso questo mezzo?
Questa voglia di fare fotografia  è nata in me in modo spontaneo da adolescente, non sono riuscita a trovare una motivazione precisa. Mi piaceva fotografare  i miei amici, le cose da ricordare. Un momento illuminante però c’è stato: a 18 anni ad Amsterdam vidi la mostra “i’ll be your mirror” di Nan Goldin e  mi emozionò al punto che decisi  che da quel momento avrei fatto sul serio con la fotografia.
S.N. - 

S.B. - Quali sono i tuoi riferimenti culturali, nella fotografia e nelle arti visive in genere? Puoi farmi qualche nome?.
Come dicevo prima Nan Goldin è stata di sicuro la prima maestra, di lei ho amato la vita che si fonde con l’arte e continuo ad amarla tutt’ora. Tra i miei riferimenti più importanti ci sono Diane Arbus, Luigi Ontani, Francesca Woodman, Sophie Calle, Marina Abramovich, ma forse ancora di più ne ho tra i poeti e gli scrittori: Pessoa, Marina cvetaeva, Emily Dickinson..e tanti, tanti altri.
S.N. - 

S.B. - Nella tua opera vincitrice, "Hòtel Rèverie #1", fai riferimento ad un mondo immaginario in cui ognuno può sentirsi libero, riferendoti al saggio di Gaston Bachelard "La Poetica delle Rèverie". Ma quale è il mondo immaginario di Silvia, da cosa o da chi è popolato?
È difficile da afferrare con parole, direi che è  come una finestra interiore che si apre su piccole intuizioni personali da cui poi si spalanca un mondo.­ è popolato dalle cose di cui mi innamoro: libri, poesie, attimi.
S.N. - 

S.B. - I modelli delle tue fotografie sembrano personaggi di favole moderne. L'uomo che esce dal pavimento, la donna con la valigia, la ragazza dietro la porta. Chi sono e cosa rappresentano per te?
Sono persone catturate in un attimo sospeso della loro storia imprecisata, una storia che sfugge anche a me.  
S.N. - 

S.B.  - Cosa ti aspetti da questa vittoria, quali cambiamenti per il tuo futuro professionale?
Spero di potermi un giorno dedicare a tempo pieno alla ricerca artistica. Questa vittoria è stata spinta più concreta in questa direzione. 
S.N. - 

S.B.  - Cosa consiglieresti a chi, come te, vuole affrontare un percorso artistico professionale?
Consiglio di interrogarsi sempre su di sé e sugli altri, cercare sempre occasioni di arricchimento e riflessione, non scoraggiarsi e essere sempre onesti con se stessi e con il proprio lavoro. Sono convinta che una ricerca onesta portata avanti con coerenza e convinzione  prima o poi porti a qualcosa.

S.B.  - Un libro che hai letto di recente e che consiglieresti?
“Tu che mi guardi, tu che mi racconti” di Adriana Cavarero.
S.N. - 

S.B.  - Silvia, ti ringrazio per la tua disponibilità. Complimenti per il tuo lavoro e i migliori auguri per il tuo futuro da parte mia e di tutta la Redazione de "Il Malpensante"!
Grazie a voi
S.N. - 


FOTO: Silvia Noferi, Hòtel Rèverie #1